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BerlinguerEnrico Berlinguer
ETICA & POLITICA
Partitocrazia e questione morale

Introduzione Francesco Barbagallo
Collezione Polis
DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE


Il nome di Enrico Berlinguer è storicamente associato anche e soprattutto alla campagna moralizzatrice che egli portò avanti con tenacia tra la fine degli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta.
E proprio la “questione morale” costituisce il fil rouge di questo libro che raccoglie gli scritti del Segretario nazionale del Pci dal 1968 al 1984, anno della sua prematura scomparsa. Una testimonianza fondamentale per comprendere il pensiero dell’uomo e del politico. Figura carismatica, capace di affrontare coraggiosamente, con realismo e spirito critico, problematiche e interrogativi legati a un periodo particolarmente controverso delle vicende italiane.
“Quel che occorre, oggi, è l’attuazione di un programma di vero e proprio risanamento nazionale e ciò richiede un impegno comune e una collaborazione di tutte le energie popolari e democratiche”. Così Berlinguer nel 1973. Come si evince, le sue parole sono rivolte non solo ai compagni di partito, ma a un uditorio più ampio, segno di apertura verso l’opposizione democristiana che lascia presagire, e in molti casi auspica, quel progetto di compromesso storico drammaticamente interrotto dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro.
La necessità di fuggire sterili individualismi e concezioni egoistiche della vita spinge il leader comunista a focalizzarsi su soggetti e situazioni fino ad allora rimasti nell’ombra quando non completamente ignorati. La questione meridionale, l’emancipazione femminile, la partecipazione delle masse operaie alla vita pubblica, questi e altri i temi trattati nel volume, come pure questioni di rilevanza internazionale e il difficile confronto col mondo cattolico, cui Berlinguer si apre sperando in un dialogo solo apparentemente impensabile. Egli non esclude momenti di “crisi”, “rottura” e “scontro acuto”. Questo perché si basa sulla consapevolezza che un rinnovamento epocale non debba necessariamente seguire percorsi lineari.

L'Autore

Enrico Berlinguer (Sassari, 1922 – Padova, 1984) si iscrive al Partito comunista italiano nel 1943. Segretario della Federazione giovanile comunista italiana nel 1949 e della Federazione mondiale della gioventù democratica nel 1950, è eletto per la prima volta deputato nel 1968. Nel corso del XII congresso, il partito lo nomina Vice segretario nazionale e poi, nel 1972, Segretario nazionale. In seguito alle elezioni politiche del 20 giugno 1976 il Pci ottiene da solo il 34,4 per cento dei voti e 227 seggi alla Camera dei deputati, nonché il 33,8 per cento dei suffragi e 116 seggi al Senato. È in quegli anni, precisamente nel gennaio del 1977, che Berlinguer lancia la sua celebre campagna moralizzatrice contro l’uso e l’abuso della “cosa pubblica” e che si inizia a parlare di “compromesso storico”. Nel febbraio 1977 Ugo La Malfa dichiara pubblicamente la necessità di un governo di emergenza comprendente anche i comunisti che, nel frattempo, cercano di uscire dall’isolamento ideologico seguito alla scomunica di papa Pacelli nel 1948. Inizialmente il progetto fallisce per l’opposizione di democristiani e socialdemocratici. Poi, nel 1978, Berlinguer identifica in Aldo Moro l’uomo con cui instaurare un dialogo per rendere finalmente concreta la proposta. Tuttavia, il 16 marzo dello stesso anno, giorno in cui avrebbe dovuto essere presentato il nuovo governo, Moro verrà rapito (e poi ucciso) dalle brigate rosse. Eletto Parlamentare europeo nel 1979, nel 1984 Berlinguer si reca a Padova per un comizio, durante il quale è colpito da un ictus che lo condurrà alla morte l’11 giugno dello stesso anno.

 
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Marco Vitruvio Pollione
DE ARCHITECTURA

Introduzione Luciano Migotto
Testo latino a fronte
12 Tavole
Collana Ars Gratia Artis
DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE


Il De Architectura è l'unico trattato giuntoci dall'antichità sulla materia architettonica.
L'opera fu pubblicata negli anni in cui Augusto progettava un rinnovamento generale dell'edilizia pubblica. In essa, Vitruvio eleva l'Architettura a scienza umanistica, poiché contiene in sé praticamente tutte le altre arti. Nella fattispecie, l'architetto deve avere nozioni di geometria, matematica, ottica, acustica, legge e meteorologia; deve fare attenzione a illuminazione, arieggiamento e salubrità di città ed edifici; non devono mancargli nozioni di teologia e astronomia: nel caso progetti dei templi o dei luoghi di culto, infatti, questi devono essere graditi agli Dei e rispettare la posizione degli astri; gli sono indispensabili nozioni di anatomia e medicina per costruire luoghi adatti all'uomo e infine, deve possedere una vasta cultura generale, anche filosofica (il modello del De Oratore di Cicerone è presente in Vitruvio).
Poiché l'architettura è imitazione della natura, ogni costruzione deve inserirsi armoniosamente nell'ambiente.
L'opera è suddivisa in dieci libri che affrontano ogni singolo aspetto di quest'arte, dalla formazione dell'architetto alle tecniche edificatorie, passando per i diversi tipi di edifici, fino a toccare indispensabili nozioni di meccanica e idraulica.

L'autore

Della vita di Marcus Vitruvius Pollio (80/70 a.C. circa - 23 a.C.) abbiamo scarse notizie. Certa è la sua importanza come architetto, ingegnere e scrittore, comprovata dai numerosi riferimenti alla sua opera - l'unico testo latino di architettura che sia giunto fino a noi - degli autori successivi, a cominciare da Frontino.
Sembra sia stato sovrintendente alle macchine da guerra per Giulio Cesare; della sua opera di architetto e ingegnere per Augusto ci rimane solo la notizia certa del progetto fatto per la basilica di Fano. All'imperatore dedicò i dieci volumi del trattato De Architectura, scritto probabilmente tra il 27 e il 23 a.C..
Il trattato, tradotto e divulgato in epoca rinascimentale (1414) da Poggio Bracciolini, è stato il fondamento dell'architettura occidentale fino alla fine del XIX secolo.

 
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Bruno Pontecorvo
ENRICO FERMI

Introduzione Ettore Fiorini
Collana Philosophia Naturalis
DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE


Enrico Fermi nel ricordo di allievi e amici è il titolo originale dell'edizione moscovita (1972) di questo libro che ricorda uno dei massimi fisici del Novecento attraverso le testimonianze dei suoi numerosi collaboratori: Amaldi, Rasetti, Segrè, Persico, Pontecorvo.
L'opera costituisce un affascinante affresco del lavoro dei "ragazzi di via Panisperna", il gruppo di ricercatori che determinò in maniera decisiva lo sviluppo della moderna fisica delle particelle.
Coniugando il linguaggio chiaro e vivace della memoria al rigore dell'esposizione scientifica, Pontecorvo contribuisce in modo essenziale alla comprensione di una delle più alte figure della fisica moderna, permettendo allo stesso tempo di approfondire lo sfondo storico e culturale in cui maturarono i risultati di quella straordinaria stagione di ricerche.


L'Autore

Bruno Pontecorvo (Pisa 1913 - Dubna 1993), dopo aver frequentato il biennio di Ingegneria nella sua città, si iscrive, nel 1934, alla facoltà di Matematica e Fisica dell'Università di Roma ed entra a far parte del gruppo di Fermi. Nel 1936, a Parigi, compie ricerche sulla fosforescenza nucleare e sull'isometria che gli varranno il premio Curie-Carnegie. Nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti e lavora alle applicazioni pratiche del neutrone. Qualche anno dopo, partecipa in Canada alla progettazione del reattore nucleare NRX.
Nel 1950 abbandona l'Occidente per l'Unione Sovietica con una fuga che desta scalpore. A Dubna dirige la divisione di fisica sperimentale. È proprio in Unione Sovietica che sviluppa gli studi sulle particelle elementari e quelli di astrofisica che saranno all'origine della fisica dei neutrini e dell'alta energia e, al contempo, porteranno all'intuizione del "mare neutrinico" prima ancora della scoperta di Penzias e Wilson.
Membro dell'Accademia delle Scienze dell'Unione Sovietica, riceve numerosi riconoscimenti dalle più prestigiose istituzioni scientifiche internazionali.


 


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