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LO STATO DEGLI EBREI
Tentativo di una soluzione moderna del problema ebraico

Anno di pubblicazione 2012
Presentazione di Shimon Peres
Introduzione di Amos Luzzatto
Pag. XXXV - 138
Prezzo € 20,00
Collana Polis
ISBN 8884630347


Nel 1954, a cinquant’anni esatti dalla sua morte, la Federazione sionistica italiana decise di pubblicare la seconda edizione de Lo Stato ebraico di Theodor Herzl, padre riconosciuto del movimento sionista e ispiratore della rinascita ebraica. Profondamente turbato dai tragici accadimenti dell’affaire Dreyfuss e dalla conseguente esplosione di antisemitismo, Herzl avvertì l’impellente bisogno di confrontarsi con la spinosa questione ebraica. E lo fece con i mezzi a lui più congeniali, dando alle stampe, nel 1896, un’opera che ancora oggi conserva intatto il suo ricco bagaglio di vibrante attualità. L’apparente utopia cui l’autore si aggrappa, sognando uno stato ebraico libero nella terra dei padri, è in realtà un progetto concreto che nulla lascia al caso: politica, lavoro, affari sociali, gli argomenti più disparati sono trattati da Herzl con spirito illuminato e progressista. La chiarezza del giornalista consegna al lettore un testo programmatico, investito col tempo di un’aura di indelebile sacralità. E l’autore, che tanto si battè in vita contro i focolai antisemiti, si dimostrò altresì drammaticamente profetico, preconizzando addirittura l’avvento dell’Olocausto cui per fortuna non fu costretto ad assistere. “Quanto più a lungo l’antisemitismo si fa attendere, tanto più feroce deve esplodere”. Un tragico presagio, monito inascoltato a non abbassare la guardia di fronte a nemici tanto invisibili quanto implacabili. Eppure, ciò di cui parla Herzl è una realtà concreta, destinata ad avverarsi, una “necessità universale” che sempre e comunque saprà risorgere dalle sue ceneri.

L'Autore

Theodor Herzl (Pest, 1860 – Edlach, 1904), è il fondatore del movimento politico sionista. Dopo aver frequentato il Ginnasio evangelico di Budapest, si trasferisce a Vienna per studiare Diritto e Letteratura, prendendo il dottorato in Legge nel 1884. Dal 1891 diviene corrispondente da Parigi del giornale «Neue Freie Presse». Qui ha modo di seguire da vicino l’affaire Dreyfuss e si rende conto di quanto l’antisemitismo sia profondamente e drammaticamente radicato nella società europea. L’urgenza di far sentire la sua voce su una questione di impellente attualità lo spinge così nel 1896 a pubblicare Der Judenstaat (Lo stato ebraico) in cui auspica e teorizza la nascita di uno stato ebraico, appunto, capace di accogliere gli ebrei sottraendoli così alle persecuzioni di stampo razziale. La patria ideale, da stabilire in Palestina o in Uganda (paese, quest’ultimo, proposto dagli inglesi), dovrebbe dunque ospitare tutti quegli ebrei perseguitati e perciò impossibilitati a vivere nel proprio paese. Al congresso di Basilea del 1897 è eletto Presidente del movimento sionista, del quale è tutt’oggi ritenuto il fondatore insieme a Max Nordau. Nel 1950 la salma di Herzl, morto nel 1904, viene traslata a Gerusalemme, come da sue espresse volontà testamentarie.

 

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